Donata all’Azienda Ospedaliera una sonda gamma

ANNO 2026

Sarà a disposizione dei chirurghi senologi, dermatologi e della chirurgia toracica

Il dono è un gesto che parla, prima ancora delle parole. Specie se muove da un’esigenza che si lega alla salute delle persone. E ancor di più se viene effettuato da chi ne riconosce l’indispensabilità.

È questo il caso di quanto è accaduto nella Sala convegni “Rita Levi Montalcini” dove si sono incontrati tre soci fondatori dell’Associazione umbra NO al melanoma O.d.V. nelle persone del professor Piero Covarelli (che dell’Associazione è segretario) e dei dottori Gianmarco Tomassini e Salvatore Messina.

Con loro il professor Luca Stingeni e il Direttore generale Antonio D’Urso il quale ha accettato con entusiasmo l’apparecchiatura che implementa adeguatamente le due in uso, ormai piuttosto datate.

La sonda gamma Probe (in inglese Gamma‑Ray Probe) è uno strumento scientifico progettato per rilevare e analizzare i raggi gamma, cioè la forma più energetica di radiazione elettromagnetica. È fondamentale per la chirurgia radioguidata dei linfonodi, in quanto utile a rilevare sorgenti radioattive. 

Come è fatta.
Il rivelatore di una sonda gamma è composto da cristalli scintillatori o semiconduttori (come germanio o silicio), che trasformano i fotoni gamma in segnali elettrici misurabili.

A cosa serve.
Nel nostro caso, la sonda gamma serve per individuare tumori o linfonodi sospetti durante un intervento chirurgico. È uno strumento portatile,  che rileva la radiazione gamma emessa da un radiofarmaco iniettato nel paziente. Il chirurgo la usa come un “localizzatore” per capire dove si concentra il radiofarmaco, cioè dove si trova il tessuto da rimuovere.

Quando si usa.
L’apparecchiatura, che ha segnato una svolta epocale nella chirurgia, viene utilizzata nella ricerca del linfonodo sentinella. Usata per tumore della mammella, melanoma, tumori ginecologici, radiomappatura/marcatura per tumori polmonari non palpabili.

Il processo.
Il radiofarmaco si accumula nel primo linfonodo che drena il tumore. La sonda gamma permette al chirurgo di localizzarlo con precisione millimetrica e prelevarlo. Il dispositivo, nel nostro caso, è destinato al blocco operatorio Trancanelli.

Come funziona tecnicamente, passo per passo
Il paziente riceve un radiofarmaco che emette raggi gamma, la sonda gamma rileva quei fotoni e li trasforma in un segnale acustico/visivo, il chirurgo segue il “picco” del segnale per trovare il punto esatto e rimuove ciò che è necessario.
È una tecnologia sicura, perché le dosi di radiazione sono basse e mirate.

Un po’ di storia.
La prima sonda è frutto di un mix di arte, cultura, dazionalità. Il denaro occorrente provenne dall’incasso di una rappresentazione teatrale in cui agì come attore il dermatologo Gianmarco Tomassini, figlio del presidente dell’Associazione Mario Tomassini e oggi in forza all’Ospedale. Ricorda che questa macchina, allora pionieristica, fu pagata una trentina di milioni e segnò una svolta nell’operatività medico-chirurgica.

Quella di oggi costa 25mila euro e abbisogna di una paio di accessori che ne aumenteranno l’utilità. Sarà cura dell’Azienda ospedaliera provvedere alla bisogna. È stato un dono arrivato senza biglietto, ma parla chiaro. Anzi: chiarissimo.

Lode dunque all’Associazione e i suoi soci, ricordando che  cultura del dono è la prima forma di cittadinanza attiva.

Associazione Umbra
NO al melanoma odv

Sede legale: Via G.B. Pontani, 14 06128 Perugia
CODICE FISCALE 94114340543

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